La Diagnosi del Polso

Secondo l’Ayurveda tutto l’Universo e l’organismo è composto da 5 elementi (PANCHAMAHABHUTA): Etere o Spazio (AKASH), Aria (VAYU), Fuoco (AGNI), Acqua (JALA o APA) e Terra (PRITHVI). La salute è il risultato dell’armoniosa relazione tra questi elementi universali ed individuali. L’energia, come la malattia, si diffonde dal campo unificato sottile e si riflette nell’organismo. Pertanto, il corpo esprime continuamente le sue condizioni interne con segni osservabili ed interpretabili, che consentono di formulare una diagnosi e valutare le potenziali evoluzioni. La conoscenza di questi segni prevede l’interiorizzazione, cioè la loro percezione in uno stato di coscienza pura e, successivamente, l’integrazione delle informazioni.

In quest’ottica, l’Ayurveda, cioè la scienza della vita, si avvale di otto modalità diagnostiche (ASTAVIDA PARIKSHA) per definire lo stato generale della malattia e delle condizioni del paziente:

  • NADI, ascolto del polso, che corrisponde all’elemento Terra;
  • JIVA, osservazione del paziente, che corrisponde all’elemento Acqua;
  • NETRA e DRUSTI, osservazione della vista e dello sguardo, che corrispondono all’elemento Fuoco;
  • SPARSHA, esame tattile, che corrisponde all’elemento Aria;
  • SHABDA, ascolto della voce, che corrisponde all’elemento Spazio;
  • MUTRA, osservazione ed analisi delle urine;
  • PURISH, osservazione ed analisi delle feci;
  • AKURTI, osservazione generale del corpo, della mente e dell’anima.

In quest’ambito, l’esame del polso, detto NADI VIGYAN, si configura come una delle più antiche e comuni metodiche dell’Ayurveda.

Il cuore rappresenta l’elemento Terra e l’arteria che pulsa alla base del polso indica la vita. Felicità e sofferenza determinano lo stato di equilibrio o squilibrio della fisiologia. 

L’esame del polso evidenzia la relazione tra i 5 elementi e, di conseguenza, rivela lo stato fisiologico del paziente e gli squilibri ad uno stadio iniziale della malattia, nonché la causa degli squilibri stessi. Inoltre, la tecnica della diagnosi del polso permette l’integrazione dei vari livelli di coscienza determinando un riequilibrio tra coscienza, fisiologia e polso, che si traduce in equilibrio dei tre DOSHA VATA – PITTA e KAPHA, cioè delle tre energie basilari (umori biologici o costituenti corporei) che regolano le funzioni corporee. Tutto ciò è in accordo con l’insegnamento di Maharishi, per il quale “lo scopo della diagnosi attraverso il polso è di esplorare il livello dei processi più profondi della legge naturale nella fisiologia del paziente, ovvero il punto in cui RISHI, DEVATA e CHANDAS emergono dal SAMHITA, dalla quale origina l’intera letteratura vedica”. In particolare, con la tecnica del NADI VIGYAN si valuta: la costituzione originale al momento del concepimento (PRAKRITI), la costituzione attuale risultante dalle esperienze e dalla condotta di vita (VIKRITI), lo stato dell’anima, l’indole che predomina nella psiche (GUNA SATTVA, RAJAS o TAMAS), la forza vitale (PRANA), la quantità di forza ed immunità (BALA ed OJAS), la quantità di fuoco digestivo (AGNI), la struttura dei 7 tessuti (DHATU) e dei canali di circolazione (SROTAS) e lo stato di equilibrio o squilibrio dei 3 DOSHA e dei SUBDOSHA cioè delle subfunzioni psicofisiche dei dosha.

In quest’ambito, il medico ayurvedico, chiamato VAIDYA, cioè colui che possiede il sapere della vita, svolge un ruolo fondamentale, perché entra con coscienza nel cuore del paziente, diventando un unico universo con lui durante l’esame. Il momento migliore per ascoltare il polso è al mattino presto e a digiuno, in condizioni di silenzio e tranquillità. Quando il Vaidya ascolta il polso si posiziona a lato del paziente, senza incrociare la sua mano sul polso della persona. Nell’uomo ascolta il polso destro e nella donna quello sinistro, perché rappresenta, rispettivamente, la parte maschile e femminile. Egli appone i polpastrelli di tre dita sull’arteria radiale, detta “testimone dell’anima”: l’indice viene posizionato sotto la radice del pollice e, a seguire, accosta al pollice il medio e l’anulare. Sotto l’indice si esamina il dosha VATA, che rappresenta l’area che si estende dall’ombelico verso il basso, sotto il medio il dosha PITTA, che corrisponde all’area compresa tra l’ombelico ed il diaframma e sotto l’anulare si sente il dosha KAPHA, che esprime l’area sotto il diaframma.

I polpastrelli sono come “un’antenna” pertanto, la capacità di sentire il polso dipende sia dalla sensibilità o, per meglio dire, dalla capacità di percezione delle dita (MATRA) sia dall’abilità dell’operatore. 

Al termine dell’analisi del polso il Vaidya fornisce al paziente dei suggerimenti in relazione all’alimentazione, allo stile di vita, alla routine giornaliera, ai preparati ayurvedici ed alle tecniche specifiche ayurvediche, al fine di correggere gli squilibri fisiologici o di rafforzare la salute.

La tecnica del Nadi Vigyan rappresenta l’essenza dell’Ayurveda, perché introduce un concetto fondamentale che sta alla base di questa antica scienza: il paziente non viene considerato solamente per i sintomi che manifesta, ma nella sua globalità. Infatti, il medico ayurvedico cura la persona e non la malattia. L’uomo è un microcosmo che partecipa alla vita dell’Universo (macrocosmo), pertanto l’equilibrio dell’individuo è in armonia con l’equilibrio dell’ambiente, della Natura e dell’Universo. 

“Il cuore ha la sua ragione 

che la ragione non conosce”

(B. Pascal)

 

Pagina a cura della Drssa Luisa Moggia